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lunedì 2 aprile 2018

Europa e politica

Sergio Fabbrini sul S24h del 1 aprile svolge alcune interessanti riflessioni sulla politica italiana dopo le politiche del 4 marzo e alla luce del contesto europeo. Contro l'antieuropeismo di sovranisti e populisti e il filoeuropeismo acritico (e interessato) delle élites, Fabbrini individua il problema giustamente impostato in questi termini: "come promuovere l'interdipendenza senza accettare l'invasività della governance europea sulle politiche nazionali?"

Se è vero che il sovranismo è elettoralmente forte ma politicamente debole (lo ha visto la GB dopo ormai più di un anno dal referendum pro-Brexit; ma la stessa Lepen in Framcia, surclassata dall'europeista Macron al ballottaggio), allora una sinistra rinnovata e aggiornata dovrebbe cercare di rimediare alla "nuova frattura politica" determinatasi in questi anni appunto fra sovranismo ed europeismo acritico, fra populismo ed elitismo.
Lo spazio politico di una nuova sinistra andrebbe appunto trovato in questa terra di mezzo fra difesa dell'Europa e critica del neoliberismo e di una 'politica debole' (di fronte all'economia, anzi al capitale).
Se non si assume questo punto di vista che non è una terza via (un'altra?!) ma uno spostamento in avanti del terreno dell'organizzazione e della proposta politica, continueremo ad accettare supinamente la Grosse Koalition in Germania, ormai "di fatto un partito coalizionale europeista", alle prese con "l'opposizione sovranista di Alternative fuer Deutschland". 
E invece accorre una inedita alternativa di sinistra: ai populismi, ai nazionalismi, al liberismo, ai coalizionismi. 
Come ha scritto Marco Damilano sull'Espresso del 1° aprile, occorre reagire, da sinistra in primis aggiungo io, "al modello più antico che l'Italia ha esportato nel mondo. Il trasformismo, che è apparenza di cambiamento e sostanza di potere".
E in effetti la Grosse Koalition in Germania, come le varie Terze Vie in GB, Germania, Italia ovviamente, non sono che varianti di uno stesso schema trasformista, cioè centrista e centripeto.
Una nuova sinistra adatta al giorno e all'ora deve assumere questa prospettiva di alternativa integrale: politica, economica, istituzionale, per tornare a disbrigare quella funzione politica nazionale che storicamente le appartiene.

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