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giovedì 1 giugno 2017

Soluzione di continuità

Assai interessante l'intervento di Paolo Palma sul sito di Articolo 1 - MDP. Pone in termini intelligenti il problema del ruolo oggi dei cattolici democratici rispetto al possibile nuovo centro-sinistra. Non la solita sulfa della "contaminazione" fra laici e cattolici, men che meno le demenze dell'"atto impuro" alla Oggionne, ma una ponderazione con i problemi nuovi del tempo: ingiustizie, diseguaglianze, alternativa al liberismo e dunque alle retoriche dell'Ulivo. Che persino Prodi se ne sia accorto oggi, dopo vent'anni di errori e disfatte (anche recenti, si pensi all'appoggio al referendum di Renzi e il voto alle primarie, sempre di Renzi), come ricorda Palma, è un tardivo buon segno.

Il che fare? si impone oggi non solo alla sinistra, ma anche appunto ai cattolici democratici.
In questo senso occorre una radicale soluzione di continuità. Culturale, politica, di ceto politico.
Palma riconosce al cattolicesimo democratico degli ultimi 20 anni dei difetti di fondo esiziali. Aver sostanzialmente appoggiato le politiche liberiste globali; ma bisogna specificare: soprattutto con l'Ulivo di Prodi ai tempi ad esempio dell'adesione all'euro, ma per arrivare alla demenziale introduzione in Costituzione del paraggio di bilancio (di cui finalmente qualcuno oggi si pente) e per continuare con l'accettazione della logica della Terza Via (ricordo che allora si parlava di Ulivo mondiale), per non risalire alla accettazione della "egemonia ruiniana sulla Chiesa cattolica".
Di fronte all'aumento esponenziale delle diseguaglianze che si registra a livello mondiale la sinistra deve rinunciare ad ogni residuo "centrismo blairiano", puntando ad una alternativa di modello di sviluppo: al liberismo, alle sue ideologie, alle sue politiche.
Il centro-sinistra deve però ripensarsi contro le sue politiche degli ultimi 20 anni. Più che nuovo Ulivo, una presa di distanze dal progetto Ulivo in quanto tale.
Sembra essersene reso contro Prodi stesso che, segnala Palma, di recente ha ricordato che se ancora negli anni 70 c'era chi si scandalizzava per le diseguaglianze sociali, oggi che siamo arrivati a livelli "catastrofici" di ingiustizia "non frega niente a nessuno".
Bene l'autocritica per gli errori passati, ma certo gli errori sarebbe stato bene non farli. E sì che c'era chi li aveva segnalati per tempo. 
Speriamo che fra vent'anni non dovremo registrare l'autocritica di quanti oggi vogliono un "nuovo Ulivo" con Pisapia ovvero speriamo di non dover leggere nelle memorie di Oggionni e Furfaro che Pisapia "federatore" fu una cazzata. 

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