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DAY BY DAY

lunedì 19 giugno 2017

Relazione Montanari

Pubblico alcuni estratti dalla relazione di Tomaso Montanari all'incontro nazionale di domenica 18 giugno 2017 al Teatro Brancaccio di Roma.
Il criterio di selezione è quello dei punti politicamente salienti (che fare? giudizio sul centro-sinistra, condizioni per l'unità a sinistra ecc.).


Tomaso Montanari
Per una coalizione civica nazionale di sinistra
(estratti dalla relazione tenuta domenica 18 giugno 2017 al Teatro Brancaccio di Roma)
-      1)  «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese».
L'articolo 3 della Costituzione della Repubblica. Il cuore del progetto che uscì dall'antifascismo e dalla Resistenza.
Ecco il nostro punto di partenza. Ma è anche il nostro punto di arrivo: l'attuazione dell'eguaglianza sostanziale, l'inclusione, la persona umana come misura di tutte le cose.
Questa la bussola, questa la mèta. Questo il metro per costruire una vera coalizione civica di sinistra.
  -       2)    Basta guardare a queste esperienze sparse per tutta Italia per comprendere che siamo di fronte ad una rottura con la formula del centro-sinistra. Ma non è questione di sigle, né tantomeno si tratta di escludere un'area politica. È questione di storia, di fatti.
È ai governi di centro sinistra che dobbiamo lo smontaggio sistematico del progetto della Costituzione. La prima riforma costituzionale votata dalla sola maggioranza parlamentare è stata la riforma del Titolo V della Costituzione sul finire della prima legislatura dell'Ulivo. È stato un governo di centro sinistra a decidere una guerra illegittima sia per la Carta dell'Onu, sia per la nostra Costituzione. L'approccio restrittivo all'immigrazione è stato introdotto dalla legge Turco-Napolitano. L'avvio della precarizzazione dei rapporti di lavoro la dobbiamo alla riforma Treu. L'abbandono del ruolo dello Stato nell'economia (e dunque nella vita dei cittadini) è avvenuto in forza delle privatizzazioni incontrollate e delle spesso altrettanto incontrollate liberalizzazioni volute da governi di centro sinistra. La mancanza di una seria legge contro la concentrazione dei mezzi di informazione è frutto di scelte compiute durante la prima legislatura dell'Ulivo. Il colpo finale alla progressività fiscale è venuto dalla stessa area politica. La "federalizzazione" dei diritti, che oggi ne impedisce l'uguale attuazione su tutto il territorio nazionale (pensiamo alla sanità!), è iniziata con le riforme di Franco Bassanini. L'infinita stagione della distruzione della scuola e della aziendalizzazione dell'università porta anche la firma di Luigi Berlinguer. E l'espianto di fatto dell'articolo 9 della Costituzione – quello che protegge ambiente e patrimonio culturale – non lo si deve a Lunardi o a Bondi, ma ai governi Renzi e Gentiloni, con lo Sblocca Italia e la riforma Franceschini.
Infine, il completo abbandono del Mezzogiorno d'Italia a se stesso: una delle macro-diseguaglianze più atroci e insopportabili. Un abbandono sancito dalla cinica alleanza tra il Pd e il peggio dei governi regionali del Sud: basti pensare allo scandalo della Campania.
Quando noi diciamo che è finita la stagione del centro sinistra, diciamo che bisogna rompere con tutto questo: bisogna rompere con una sinistra alla Tony Blair, che fa il lavoro della destra. Con un Renzi indistiguibile da Berlusconi.

-          3) Su questo punto bisogna essere chiari. Un vento impetuoso soffia oggi in Italia contro l'idea stessa di partito. Noi non siamo d'accordo. Non crediamo alla favola che oppone una società buona ai partiti cattivi. Sentiamo invece il dovere di distinguere: tra partito e partito, e nella società stessa.
Sappiamo quanto i partiti in sé siano cruciali nel funzionamento del sistema disegnato dalla nostra Costituzione.
  
-        4)  Ma non vogliamo rassegnarci ad una passione politica che escluda a priori il tema della rappresentanza parlamentare. Se vogliamo che il mondo cambi, dobbiamo portare in Parlamento chi vuole cambiare il mondo.
Da oggi dobbiamo costruire luoghi per decidere. Questo mare di idee, sofferenze, speranze, conoscenze deve sapersi organizzare. Deve saper decidere, dal basso e in modo trasparente: scegliendo un programma chiaro e forte, in dieci punti.
In pratica, dobbiamo da domani avviare un percorso sul territorio, con assemblee che consentano il censimento e la raccolta delle energie disponibili e una sorta di carovana che attraversi l'Italia definendo i nodi del programma.
Chi sottoscrive questo progetto dovrà riunirsi in assemblee territoriali capaci di eleggere una assemblea nazionale che definisca progetto, nome, simbolo e struttura organizzativa di questa coalizione. E un regolamento e dei criteri per far emergere le candidature.
Io credo che queste ultime andranno scelte non al centro, ma collegio per collegio, circoscrizione per circoscrizione. Non con la truffa delle primarie aperte a chi passa, né con manovre occulte di centri organizzati di potere: ma in modo partecipato e veramente democratico.
Dobbiamo decidere con un processo in cui ogni cittadino conti a prescindere dalle tessere che ha o non ha in tasca. Un percorso che dovrebbe portare – lo ripeto – ad una grande lista civica nazionale, di sinistra e per l'attuazione della Costituzione.
Se vogliamo che un processo come questo giunga in porto, ci sarà bisogno di una partecipazione più larga, e anche di una partecipazione nuova, di un altro modo di fare politica. Non basato sul leaderismo, ma sulla comunità.

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