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mercoledì 15 febbraio 2017

News from Sverige

Pubblico la traduzione di questo intervento su "Social Europe" dell'economista svedese Bo Rothstein,un contributo per molti versi discutibile e un po' asfittico, comunque che si può leggere.

La lunga storia fra intellettuali e classe operaia è finita

A volte l'amore finisce. Ciò può avvenire non solo tra gli individui, ma anche in politica. La Brexit, la vittoria elettorale di Donald Trump negli Stati Uniti e il successo di tutti i tipi di partiti nazionalisti-populisti in molti paesi europei (tra cui la Svezia) mostrano chiaramente che uno dei matrimoni politici più prolungati deve ormai essere considerato disciolto.

Dopo oltre 150 anni, l'alleanza tra la classe operaia industriale e quella che si potrebbe chiamare la sinistra intellettuale-culturale è finita. I recenti risultati elettorali suggeriscono che questi due hanno ormai visioni quasi del tutto diverse su questioni sociali e politiche chiave. In generale, la classe operaia tradizionale favorisce il protezionismo, il ristabilimento di un tipo di lavoro che lo sviluppo della tecnologia inesorabilmente ha reso obsoleto e predilige la produzione a prescindere da preoccupazioni ambientali; la classe operaia è anche tanta parte della recente ondata anti-immigrati e delle derive xenofobe. Il sostegno della classe operaia tradizionale a tutela dei diritti delle minoranze etniche o sessuali è anch'esso piuttosto basso.
La sinistra intellettuale-culturale è invece l'esatto contrario: gli intellettuali si sentono internazionalisti, amano il libero mercato, sono ambientalisti e fortemente motivati nel sostegno dei diritti dei vari gruppi di minoranza. Questi gruppi culturalizzati sono in genere disposti positivamente verso l'immigrazione e il multiculturalismo.
Così oggi è difficile immaginare un intellettuale di sinistra come Olof Palme che sia alla guida delle masse industriali. Invece, è Trump, insieme ai messaggi nazionalisti e xenofobi di Marine Le Pen e Nigel Farage, ad avere grande successo.
Nel dicembre 2015, un sondaggio d'opinione svedese ha dimostrato che il partito nazionalista e xenofobo Svezia Democratica ha avuto un maggiore sostegno tra i membri del sindacato operaio di qualsiasi altro partito, compresi i socialdemocratici.
Questo significa anche che una delle teorie dominanti su quella che avrebbe dovuto essere la forza egemone nella prospettiva di un nuovo sistema socio-economico deve essere abbandonata. L'idea marxista classica che la classe operaia sarebbe il motore storico di una fondamentalmente nuova forma socio-economica della produzione ha semplicemente portato a nulla. Nessuno dei sindacati tradizionali dei lavoratori industriali o uno qualsiasi dei partiti socialdemocratici in Europa è riuscito finora a proporre una visione alternativa, qualcosa che un eventuale nuovo modello potrebbe essere. In Svezia ad esempio, dopo la sconfitta della politica dei "fondi-salari" dei primi anni '90, è stato messo il divieto anche semplicemente di discutere di queste cose. Ci si è accontentati di una vuota legge sulla co-determinazione; essa è diventata il punto finale del movimento del lavoro svedese. Se c'è ancora una volontà politica della classe operaia oggi, è per la maggior parte rivolta all'indietro, è conservatrice.
Di tutto ciò non c'è da essere così sorpresi. Quando un gruppo di leader sindacali a Londra nel 1864 ha invitato Karl Marx per aiutarli a formare l'Internazionale dei primi operai, neanche loro a ben vedere immaginavano un futuro particolarmente socialista e radicale. Una delle loro principali richieste era stato infatti di fermare l'importazione di manodopera a basso costo francese, che era utilizzata per ridurre i loro salari da parte dei datori di lavoro britannici. Ebbene con la Brexit, e non da ultimo con la conversione ad U a sorpresa del partito laburista britannico, che ha deciso di non difendere più la richiesta di pieno accesso al mercato unico e l'idea-base della libera circolazione dei lavoratori, il cerchio è stato completato.
Come è stato possibile questo errore fondamentale di considerare la classe operaia industriale come motore di cambiamento storico? Dal punto di vista marxista, è facile rispondere. Durante l'epoca della schiavitù, gli schiavi a volte sono riusciti a organizzare la rivolta contro gli schiavisti. Ma non furono gli schiavi come una classe sociale che ha creato la nuova società feudale. Allo stesso modo, sotto il feudalesimo, i contadini riuscirono talvolta a negoziare richieste dure contro l'aristocrazia e sono magari anche riusciti ad organizzare rivolte su larga scala. Ma non erano contadini in quanto classe sociale ad aver creato il nuovo ordine sociale che conosciamo come il capitalismo di mercato. Questo, ancora una volta, ha richiesto una nuova classe sociale, collocata al di fuori di quella che era allora la contraddizione principale della società, vale a dire la borghesia.
Da questo precedente dovremmo imparare che in ogni sistema di produzione, la classe sociale subordinata può certamente organizzare, fare richieste e lottare per i propri diritti, ma la storia insegna che la classe subordinata può negoziare solo relativamente alle condizioni date all'interno di un determinato sistema di produzione esistente, non può mai portare a qualcosa di fondamentalmente nuovo. In altre parole, la classe subordinata può combattere su come dividere la torta esistente ma non può cuocere un nuovo tipo di torta. Ci sono ancora i contadini nelle nostre società, che attualmente rappresentano circa la metà della popolazione attiva. Quella che una volta era la numerosa classe operaia industriale è ora sotto il dieci per cento della forza lavoro nella maggior parte delle economie capitaliste avanzate.
Può la sinistra intellettuale-culturale trovare un nuovo partner che sia più simile alle sue visioni politiche? La questione sembra semplice - nella ricerca di un nuovo modo di organizzare la società, dovremmo forse dare un'occhiata da vicino a ciò che sta succedendo nel settore più tecnico e organizzativo avanzati dell'economia. Cosa notiamo? Un indizio può essere trovato in un articolo editoriale apparso in Svezia dal titolo: "Di cosa le nuove imprese hanno bisogno? In esso sei giovani imprenditori di grande successo hanno presentato le loro richieste di nuove politiche. La prima cosa che hanno sottolineato era, sorprendentemente, che volevano migliori opportunità di condividere la proprietà con i loro dipendenti. Gli autori hanno sottolineato che nel paese che una volta lanciò i fondi-salario, era in pratica quasi impossibile rendere partner i dipendenti. La logica di quegli imprenditori era che il loro tipo di imprese era a tal punto dipendente dei dipendenti in fatto di fiducia, di competenze e creatività, che i sistemi tradizionali gerarchici e spesso oppressivi per il controllo di gestione non potevano ormai più essere applicati. Rendere quindi i dipendenti comproprietari era un modo per risolvere in gran parte il problema.
Ebbene molte analisi circa il modo di funzionare dell'alta tecnologia e delle IT-societies sembrano confortare questo certo modo di rivedere le relazioni industriali.
Questa forma di democrazia economica, che sembra funzionare sorprendentemente bene, può essere applicata a molte imprese high-tech.
Ebbene la sinistra svedese e in particolare il movimento sindacale ha completamente perso l'opportunità. L'opportunità ad esempio, di costruire asili pubblici, scuole, centri di assistenza sanitaria e case di riposo in cooperative di lavoratori quando c’è stata l'opportunità di privatizzare tali beni pubblici. La fissazione ideologica cieca sulla tradizionale classe operaia come base di tutte le possibili "forme di lotta" sembra aver escluso qualsiasi ripensamento radicale del modo di organizzare i servizi pubblici in un modo nuovo e più democratico.

Tuttavia, la possibilità di un cambiamento resta ancora disponibile. Una alleanza politica tra la sinistra intellettuale e la nuova economia imprenditoriale potrebbe essere una di queste opportunità: nei settori avanzati dell'economia, il capitale è oggi più dipendente dalla conoscenza che il contrario. In passato i proprietari del capitale erano anche quelli che sapevano come organizzare la produzione e avevano le competenze tecniche specialistiche e le conoscenze. Questo oggi per lo più non è più. La maggior parte delle persone che possiedono il capitale di una società non ha più alcuna conoscenza di queste cose. Invece, è piuttosto il personale con mansioni di comando a disporre delle conoscenze e competenze essenziali.

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