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venerdì 13 marzo 2015

"Coalizione sociale"?

Un articolo di Gianni Ferrara sul Manifesto di oggi non risulta convincente. Il giurista e storico esponente della sinistra italiana fa infatti un'apertura alla proposta di Landini della cosiddetta "coalizione sociale". Ferrara la considera addirittura condizione indispensabile alla rinascita della sinistra in Italia.

In verità a me pare formula del tutto insulsa, tipica di un gergo movimentista, operaista, negriano che non è il caso di apprezzare.

Il fatto che la situazione della sinistra italiana sia di un "vuoto agghiacciante" non è una buona ragione per dare credito a proposte del genere. Tanto più che vengono da un'area che in questi anni ha fallito mille volte: dalla Rifondazione-movimento di Bertinotti, alle varie liste Arcobaleno, Ingroia ecc. tutte rigorosamente 'dal basso", dei movimenti ecc. Da questo filone antipolitico e antipartitico non può venire nulla.

Ferrara fa appello alla storia. Ma la storia insegna proprio che il limite delle prime società di mutuo soccorso fu appunto la socialità scissa dalla politica. Il Partito operaio era classista ma anti-politico ('astensionista' dicevano allora). Il Partito dei lavoratori nel 1892 è nato dalla rottura proprio con l'operaismo e con l'anarchismo.

Il socialismo nasce contro questa 'socialità'.

Non possiamo dopo oltre 100 anni regredire (culturalmente e politicamente) in questo modo.

Ferrara conclude dicendo che oggi bisogna "ricostruire la classe, la classe per sè". Io dico: la classe e il partito politico della classe. Insieme. Solo la classe no.

Non è il caso, per non morire 'democratici', morire bertinottiani.

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